E' morto il sei gennaio, il giorno della Befana, forse nel sonno: di vecchiaia.
Puffo merita una menzione molto particolare. L'ultima ospite arrivata al gattile portava il numero 1946. Puffo era il numero 46! Lui era il decano del gattile. Vi era giunto il 27 maggio del duemila, con la sua mamma Piagnona e i suoi tre fratellini. Protagonisti tutti di una vicenda quasi rocambolesca. Erano stati 'scoperti' - primi extracomunitari - nei locali della caldaia della facoltà di Giurisprudenza. Ed era successo un finimondo. Ovviamente, proprio come succede agli extracomunitari, sgraditissimi. Dove 'scaricarli'? La USL, interpellata, non aveva soluzioni. I cinque malcapitati un rifugio alla fine l'hanno trovato: un garage di Piazza Casteldurante. Là, finalmente, hanno potuto requiare. Piagnona, sterilizzata, è ritornata nel suo habitat. Ai tre fratellini sono toccate sorti diverse. Puffo è rimasto con noi. Dopo il garage, il mini-gattile di Ca' Varea e poi, tappa definitiva, Mondolce.
Avevo chiamato Puffo 'il caballero' per la sua coda ad angolo retto che gli dava un che di marziale. E anche per la sua andatura, molto dignitosa. Era un gatto molto buono, un po' appartato, che non dava fastidio a nessuno. E così, in modo discreto e tranquillo, ha trascorso al gattile tutta la sua vita: aveva a sua disposizione il cibo che gli occorreva, tante cucce tra cui scegliere di fare la sua pennichella e un ampio spazio dove potersi godere liberamente il sole, la pioggia, il vento, la neve. Non è mai stato malato. Ha invece dovuto subire qualche anno fa un grave menomazione: il taglio delle orecchie che, essendo bianche, avevano sviluppato una forma tumorale. Puffo aveva sopportato la cosa stoicamente. Invece, il micio con le orecchie tagliate suscitava la curiosità di tutti i visitatori del gattile, che, invariabilmente, si 'commuovevano' diventando Puffo per loro 'il povero gattino'. Ma se mai c'era un micio che non poteva in alcun modo esser definito 'povero gattino' era proprio lui: PUFFO.
Il gattile è ora rimasto orfano del suo micio simbolo. Ma certo continuerà, senza scosse, il suo tran tran di sempre. Per chi, invece, ha condiviso con lui un lungo pezzo di vita, la sua mancanza si farà malinconicamente sentire.
Puffo merita una menzione molto particolare. L'ultima ospite arrivata al gattile portava il numero 1946. Puffo era il numero 46! Lui era il decano del gattile. Vi era giunto il 27 maggio del duemila, con la sua mamma Piagnona e i suoi tre fratellini. Protagonisti tutti di una vicenda quasi rocambolesca. Erano stati 'scoperti' - primi extracomunitari - nei locali della caldaia della facoltà di Giurisprudenza. Ed era successo un finimondo. Ovviamente, proprio come succede agli extracomunitari, sgraditissimi. Dove 'scaricarli'? La USL, interpellata, non aveva soluzioni. I cinque malcapitati un rifugio alla fine l'hanno trovato: un garage di Piazza Casteldurante. Là, finalmente, hanno potuto requiare. Piagnona, sterilizzata, è ritornata nel suo habitat. Ai tre fratellini sono toccate sorti diverse. Puffo è rimasto con noi. Dopo il garage, il mini-gattile di Ca' Varea e poi, tappa definitiva, Mondolce.
Avevo chiamato Puffo 'il caballero' per la sua coda ad angolo retto che gli dava un che di marziale. E anche per la sua andatura, molto dignitosa. Era un gatto molto buono, un po' appartato, che non dava fastidio a nessuno. E così, in modo discreto e tranquillo, ha trascorso al gattile tutta la sua vita: aveva a sua disposizione il cibo che gli occorreva, tante cucce tra cui scegliere di fare la sua pennichella e un ampio spazio dove potersi godere liberamente il sole, la pioggia, il vento, la neve. Non è mai stato malato. Ha invece dovuto subire qualche anno fa un grave menomazione: il taglio delle orecchie che, essendo bianche, avevano sviluppato una forma tumorale. Puffo aveva sopportato la cosa stoicamente. Invece, il micio con le orecchie tagliate suscitava la curiosità di tutti i visitatori del gattile, che, invariabilmente, si 'commuovevano' diventando Puffo per loro 'il povero gattino'. Ma se mai c'era un micio che non poteva in alcun modo esser definito 'povero gattino' era proprio lui: PUFFO.Il gattile è ora rimasto orfano del suo micio simbolo. Ma certo continuerà, senza scosse, il suo tran tran di sempre. Per chi, invece, ha condiviso con lui un lungo pezzo di vita, la sua mancanza si farà malinconicamente sentire.

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