Al suo arrivo Leandro era davvero un micio brutto e sgraziato, il più brutto e sgraziato di tutti. La vita era stata dura per lui, e si vedeva. Passò del tempo prima che si riprendesse, ma non solo si riprese. Diventò addirittura un bel gattone, vecchio sì ma “ben portante”.
Il gattile era diventata la sua casa e noi i suoi padroni. L’ambiente che soprattutto amava era l’ambulatorio. Avevamo il nostro daffare a scacciarlo, ma, non si sa come, lui era sempre lì. Non c’è persona che sia passata al gattile in questi ultimi tempi e che non abbia fatto la conoscenza di Leandro. Perché lui era immancabilmente presente. Nulla di fatto poteva avvenire nell’ambulatorio a sua insaputa.
Poi Leandro ha cominciato a dimagrire e noi, con tanta tristezza, ci siamo accorti che la sua fine era vicina. Quando non è stato più capace di alzarsi dalla cuccia, l’abbiamo portato nel “suo” ambulatorio dove l’abbiamo trovato senza vita la mattina successiva. Se ne è stato cosciente, credo che sia stato felice di finire lì i suoi giorni.
venerdì 3 ottobre 2008
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